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L’ALBERETA, 25 ANNI DI ECCELLENZA E INCONTRI “FATALI”

Venticinque anni di bellezza, armonia, luce, colori a L’Albereta. E di atmosfera, soprattutto: perché al fascino di una villa patrizia dalla raffinata architettura, tra le sponde del Lago d’Iseo e i vigneti è difficile resistere. Una success story in cui è centrale il dialogo con il territorio: è profonda l’identificazione tra la famiglia Moretti e la Franciacorta, terra d’elezione.

Un percorso raccontato da Carmen Moretti, figlia di Vittorio, Presidente del Gruppo Terra Moretti, cui fanno oggi capo 11 aziende che operano nei più svariati ambiti, edilizia, enologia, ospitalità. Un grande albero il cui ramo hospitality si è sviluppato proprio su impulso di Carmen, amministratore delegato della divisione alberghiera, responsabile delle strategie di comunicazione e vice presidente della Holding.

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L’Albereta oggi è un’oasi dove rigenerare la mente e lo spirito, in sintonia con il paesaggio, circondati dalla bellezza. La natura circostante – i giardini botanici, le sculture, le vigne antiche – si fonde con un ideale di benessere che coinvolge i sensi, attraverso la cura dell’ospite, l’alimentazione, i trattamenti wellness.

Alle origini de L’Albereta

“Il sogno di realizzare un mio Relais & Châteaux l’ho coltivato sin da piccola, quando accompagnavo i miei genitori e le mie sorelle in giro per il mondo, con la guida Relais & Châteaux sotto il braccio” racconta Carmen Moretti. “Immaginavo un luogo dall’atmosfera familiare e ricca di calore, una dimora di charme dove la qualità dell’ospitalità sposasse un’idea di vero lusso, che per me coincide con il fattore umano, l’accoglienza, e con la possibilità di riappropriarsi del proprio tempo, coltivare l’otium, esplorare il concetto di arte di vivere. Una visione che ho mantenuto intatta”.

Fin dalla seconda metà degli anni ’70 Vittorio Moretti gettò le basi di un progetto di valorizzazione del territorio di Franciacorta: nel 1977 fondò la cantina Bellavista, oggi leader di mercato. “Ben presto– ricorda Carmen – mio padre ha organizzato una serie di attività turistico-alberghiere per attirare un turismo d’élite interessato al territorio”. Poi l’acquisto de L’Albereta, a pochi passi dalla casa di famiglia e dalla cantina. “Una villa di fine Ottocento, un luogo ricco di storia, che all’inizio del secolo scorso era un salotto importante per la cultura, frequentato da artisti internazionali”.

Un percorso costellato di incontri

Un luogo votato all’ospitalità si alimenta attraverso le relazioni, come una pianta che necessita di acqua e sole: in effetti, ripercorrendo a ritroso la storia de L’Albereta spiccano, per importanza, alcuni momenti chiave, che sono, inevitabilmente, degli incontri. Quelli con Antonio Marson, Gualtiero Marchesi, Henri e Dominique Chenot, Fabio Abbattista, Franco Pepe.

Antonio Marson, l’allora direttore dell’hotel Splendido di Portofino, è il primo mentore – dopo il padre Vittorio – di Carmen Moretti, che svolge un apprendistato presso la sua struttura. Poi arriva il Maestro: “Io e mio padre incontrammo Gualtiero Marchesi durante una cena con il comune amico Gianni Brera. Il nostro entusiasmo, ma soprattutto il fascino della villa, che venne a visitare, lo convinsero a inaugurare con noi questo nuovo progetto. Si trasferì qui, e il 23 settembre 1993 inaugurammo insieme L’Albereta, con il suo ristorante gastronomico e le prime 9 stanze, nella casa Leone e nella Torre Bellavista”.

Un luogo come L’Albereta doveva avere una Spa all’altezza della situazione. Serviva un progetto audace, segno di personalità. “L’incontro con Henri Chenot, fondatore della biontologia e ideatore della fitocosmesi, e con sua moglie Dominique Chenot, è stato decisivo: la mia idea di coinvolgerli, dando un’impronta medicale forte alla Spa, era controcorrente, ma è stata decisamente premiante”. E così nel 2003 all’interno del Resort viene inaugurato il secondo centro medicale Henri Chenot, dopo quello di Merano.

Al centro, un metodo rigoroso, che declina i principi della medicina cinese nelle più evolute tecnologie della medicina occidentale. Quanto a Dominique Chenot, moglie di Henri, ha curato, con un’equipe di esperti e l’executive chef Emanuele Giorgione, il ristorante benessere legato all’Espace Chenot.

Un altro incontro “fatale”, e sotto molti aspetti, è quello con Martino de Rosa. “Mio marito ha portato la sua esperienza di broker navale in un settore apparentemente distante come quello dell’ospitalità: la sua cultura d’impresa ha un mordente e una personalità decisa, che ha dato nuova linfa al progetto. Con lui si avvia una decisa internazionalizzazione, nasce la holding di gruppo, si affinano strategie e start-up. E prende vita atCarmen, società attiva nel campo della ristorazione, dell’hôtellerie, del vino, dell’organizzazione di eventi a cui L’Albereta è particolarmente legata”.  

Pochi anni fa, la riorganizzazione dell’identità gastronomica, a partire dall’incontro con il talento dello chef Fabio Abbattista, che ha raccolto e rinnovato un’importante eredità al ristorante Leone Felice, e da Franco Pepe, alla guida della migliore pizzeria d’Italia – prima classificata nel 2017 e nel 2018 secondo l’autorevole guida 50 Top Pizza – oggi anima del Chiosco La Filiale.

L’Albereta 25 anni dopo

Tutto nasce dalla terra, tutto torna ad essa, secondo un ciclo continuo. L’Albereta è la Franciacorta, e viceversa. L’originale Villa patronale circondata dai suoi edifici, la Torre Bellavista, la Torre Contadi Castaldi, la Casa Colonica con il suo loggiato e la Torre del Lago, si inserisce in un contesto di rara bellezza, con i vigneti a perdita d’occhio, coltivati secondo metodi antichi, il parco di 61mila ettari che ospita sculture e opere d’arte contemporanee, il profilo dolce delle colline, lo specchio del lago d’Iseo, meta di escursioni e gite in barca.

Entrata nel novero dei Relais & Châteaux nel 1999, L’Albereta ospita 57 camere, di cui 19 suite, unite dalla combinazione di amore per il bello e attenzione per il massimo del comfort. La più originale è forse la 404: premendo un pulsante il tetto si apre verso l’infinito, mostrando la notte stellata, da contemplare adagiati sul letto a baldacchino.

La ristorazione è rimasta un elemento caratterizzante dell’identità del luogo, attraverso il Leone Felice, affidato allo chef Fabio Abbattista, il VistaLago Bistrò, il ristorante benessere dell’Espace Chenot, il Greeneige Lounge e il chiosco La Filiale con Franco Pepe.

All’Espace Chenot, fiore all’occhiello, è stato assegnato lo ‘Smartest Detox Escape’ della Condé Nast Traveller Spa Guide 2018, conquistata dalla location, dal senso di equilibrio e bellezza che si respira nella villa novecentesca di grande pregio architettonico, circondata da terrazze fiorite. Al rigoroso metodo Chenot sono stati affiancati, in questi anni, innovativi test diagnostici per offrire un programma anti-age e detox tra i più all’avanguardia al mondo.

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Francesca