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TEAM WILD COUNTRY: L’ARRAMPICATA È UNA DISCIPLINA FATTA DI PERSONE E DELLE LORO STORIE

Si chiamano Davide, Camilla e Steve, e ciò che li unisce è la società sportiva per la quale competono, la El Maneton di Schio, una grande ammirazione per il campione del mondo 1999 Bernardino Lagni, e un’immensa passione per l’arrampicata.

Wild Country li ha scelti come ambassador del proprio team perché sono ragazzi che, a una vita con i piedi per terra, preferiscono viverne una con il naso all’insù.

Entrando nella palestra di arrampicata si percepisce una forte energia, quel tipo di elettricità tipica dei luoghi che custodiscono qualcosa di speciale al proprio interno. Qui si frequenta il “verticale” fin da giovanissimi per provare la sensazione di scalare una parete e difficilmente si esce senza la passione per appoggi e appigli. È successo così anche ai tre nuovi ambassador del team Wild Country: Davide Picco e Steve Luccarda, entrambi di 26 anni; e Camilla Bendazzoli che di anni ne ha solo 21. Questa è anche la sede dove si ritrova la società sportiva El Maneton a Schio, nella provincia vicentina.

TRE STORIE, UNA PASSIONE

Conoscendoli meglio, Davide e Steve hanno molto in comune, oltre all’età. Entrambi sono lavoratori, praticano arrampicata sportiva, e continuano ad allenarsi nella palestra di Schio dove si sono formati come climber e devono la loro passione alla propria famiglia. «Mi sono avvicinato al mondo dell’arrampicata grazie ai miei genitori che sono entrambi ex climber – dice Davide – ho iniziato all’età di circa 17 anni e le prime gare sono venute un paio di anni dopo».

Una passione che ha la stessa età e la medesima provenienza di quella di Steve: «Anche se ho la passione della montagna da quando sono piccolo, ho iniziato ad arrampicare a 17 anni grazie a mio padre e ad alcuni suoi amici».

Sicuramente quella che si discosta di più dal copione è Camilla, giovane studentessa di Neuroscienze, materia che l’ha portata a vivere e ad allenarsi nelle discipline Lead e Boulder lontano da casa «studio e mi alleno a Rovereto per la maggior parte del tempo, però quando possono nei weekend torno a Schio nella palestra di “casa”, dove ho iniziato ad arrampicare ad 8 anni e mezzo, e d’estate scappo in falesia».

UNA DISCIPLINA CHE VA OLTRE I RISULTATI

Tra le peculiarità di una specialità come l’arrampicata c’è senza dubbio il fatto che più dei risultati conta vivere il momento. L’impagabile sensazione di libertà che si prova mentre si è appesi a una parete vale davvero molto di più del verdetto finale. Detto questo, la crescita personale passa per forza attraverso i risultati, nella vita come nello sport e misurarsi con sé stessi e con gli altri permette di testare il proprio livello di preparazione. In questo senso, Davide Picco può vantare le finali di Coppa Italia Lead e la vittoria al campionato regionale di Boulder; mentre il 2018 è l’anno che ha sorriso più di tutti a Camilla protagonista a Brugherio in Coppa Italia Lead (2° posto) e il primo posto al Campionato regionale Veneto di Boulder, ai quali si aggiunge la seconda piazza al Campionato italiano giovanile Under 20 sempre di Boulder.

L’EMOZIONE DI SFIDARE LA PARETE

Nonostante i diversi risultati e delle vite che non sempre corrono in parallelo, le opinioni dei tre giovani ambassador del team Wild Country tornano a concordare quando la materia in gioco è la parete più bella e più difficile mai affrontata. Ecco che allora il loro sguardo punta una direzione ben precisa e si volge alle pendenze trentine della zona di Arco. «La parete più difficile che ho chiuso è senza dubbio l’Elephant man 8b+ nella zona di Arco» confessa Camilla; «Non saprei dire se è la più dura ma anche per me l’Elephant Man 8b+ di Arco è stata la più bella – afferma Steve – assieme alla SuperBalla a Covolo di pari grado». Al coro si unisce anche Davide che conferma la bellezza della zona per l’arrampicata: «Le pareti più dure che ho chiuso sono la Thunder Ribes e l’Underground ad Arco, entrambe 9a».

L’EROE, IL MAESTRO

Un altro elemento che accomuna Davide, Steve e Camilla è il loro allenatore, Bernardino Lagni. Ai profani di questo mondo, il nome non dirà molto ma Dino Lagni oltre ad essere l’allenatore della società El Monton è stato anche Campione del Mondo lead 1999 tanto che Camilla non ha dubbi su chi guarda come riferimento: «Il mio campione preferito è senza dubbio il mio allenatore Bernardino Lagni, lo apprezzo perché lavorando è riuscito a vincere il campionato mondiale di difficoltà e nonostante ora si sia ritirato dalle competizioni continua ad essere fortissimo e non smette mai di stupire».

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Marco