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IN FORMA E IN SALUTE CON LE SELLE FEMMINILI DI SELLE ITALIA

Le selle da donna non sono uguali a quelle per gli uomini, e sono differenziate da alcune caratteristiche. Selle Italia che, con il sistema idmatch, fa dell’ergonomia e della scelta scientifica della sella più adatta la propria filosofia, presenta oggi tre nuove proposte di selle dedicate al pubblico femminile.

Diva Gel Superflow: la “nuova diva” in casa Selle Italia

La nuova Diva Gel Superflow, restyling di un’icona Selle Italia, si propone con un look inedito e qualche novità anche a livello di comfort e tecnologia. La cover è in fibra-tek, rivestimento tecnico che garantisce massima durabilità e resistenza, mentre il rail in TI 316 Tube Ø7 mm permette grande leggerezza e flessibilità, per un peso complessivo della sella di 275 g per la taglia S e 285 g per la L. Il padding in gel è in versione “extra”, quindi maggiorata per garantire comfort di seduta prolungato. Il nuovo look grintoso abbandona gli inserti in viola per un più contemporaneo grigio-argento. L’apporto del taglio Superflow e lo shape della sella appositamente studiato sull’ergonomia femminile, rendono Diva gel Superflow a tutti gli effetti la “nuova diva” di casa Selle Italia.

Lady Gel Flow e Lady E-bike Gel Flow, regine di comfort e stile

Rail in manganese, cover in fibra-tek, extra padding, tecnologia shock-absorber e foro centrale Flow: queste le caratteristiche che rendono la nuova Lady Gel Flow scelta preferita delle cicliste che cercano comfort, stile e durabilità. Disponibile nelle taglie S e L, la sella va dai 300 ai 310 g, ma il peso è giustificato dall’aumento del contenuto in gel, per una comodità ancora maggiore sulle lunghe distanze.

Novità assoluta è la Lady E-bike Gel Flow: con la sua grafica dedicata, l’extra-gel (aumentato di più di 50 g rispetto alla prima versione road bike) si prepara a conquistare le e-bikers più esigenti.

Quali sono le caratteristiche che differenziano una sella da donna e una da uomo?

Il Prof. Luca Bartoli, Direttore del Centro Ricerche Ergoview, specializzato in studi sull’ergonomia applicati allo sport, spiega quali diversità morfologiche vanno prese in considerazione per sviluppare una sella specifica per l’utenza femminile e garantire alle cicliste una seduta ottimale e confortevole in ogni situazione.

Grande o piccola?

Il primo e fondamentale punto da sottolineare, forse non da tutti conosciuto, è che il bacino delle donne, pur dalla conformazione completamente diversa, non è affatto più largo di quello degli uomini. Di conseguenza va sfatato un diffuso luogo comune: le donne non hanno bisogno di selle più grandi, anzi è vero il contrario.
Il Centro Ricerche Ergoview ha dimostrato con uno studio radiografico mirato, attraverso l’analisi di centinaia di lastre maschili e femminili, che nelle donne la distanza delle ossa ischiatiche, proporzionalmente al bacino, è maggiore. Però essendo il loro bacino generalmente più piccolo di volume, la distanza reale tra le ossa risulta inferiore. E dal punto di vista ciclistico ciò significa semplicemente che serve una sella più piccola.

La “geografia” della sella

Da quanto spiegato sopra siamo poi partiti per sviluppare la linea di Selle Italia specificamente dedicata all’utenza femminile, naturalmente prendendo in considerazione anche altri importanti parametri distintivi.
Ad esempio, i genitali esterni della donna sono situati più posteriormente di quelli dell’uomo rispetto al bacino, quindi è necessario che le aree di scarico, che garantiscono una minor pressione, siano collocate in zone “geograficamente” diverse della sella. In altre parole è necessario un foro centrale di scarico molto grande, leggermente più arretrato rispetto a quello maschile.

L’importanza dello scarico

Un ulteriore motivo per cui le donne dovrebbero utilizzare prevalentemente selle con uno scarico centrale molto accentuato, consiste in un’altra peculiarità del loro bacino. Mediamente le donne presentano infatti un bacino anteroverso, cioè con una rotazione in avanti rispetto alla verticale di gravità.
Con l’antiversione del bacino, l’arco ischiatico, cioè quella sorta di piccolo ponte che va da una tuberosità ischiatica all’altra, viene quasi completamente annullato, avvicinandosi maggiormente al pian d’appoggio della sella. Questo fa sì che venga meno l’effetto di sostegno alla parte superiore del corpo da parte delle due ossa ischiatiche, con conseguente aumento della pressione nella parte centrale, dove si trova la sinfisi pubica.
Senza una sella dalla conformazione adeguata, i tessuti molli che passano sotto l’arco ischiatico, vasi e nervi collegati ai genitali, normalmente non abituati a sostenere una pressione elevata, rischierebbero di restare schiacciati contro il piano della sella.

L’angolo Q

Pur essendo apparentemente dritte, le nostre gambe presentano in realtà un’angolazione più o meno accentuata rispetto alla verticale di gravità, che risulta in ogni caso diversa tra uomini e donne. In pratica, rispetto a una linea verticale che passa idealmente per il centro del ginocchio, il femore risulta leggermente deviato verso l’esterno. Questo è il cosiddetto angolo Q.
Nella donna questo angolo è più “aperto”, superiore di circa 2- 3 gradi rispetto all’uomo, perciò nella parte alta del bacino, ovvero nel punto dove appoggia la sella, c’è più spazio tra i due femori. Questo significa che per le donne si utilizza un profilo studiato ad hoc, non necessitando di una sella rastremata tra il naso e la parte posteriore di appoggio, come invece succede per gli uomini, che altrimenti avrebbero problemi di sfregamento all’interno delle cosce. Lo studio di queste dinamiche rappresenta poi il primo passo verso la tecnologia friction free.

L’imbottitura

Per quanto riguarda l’imbottitura, il discorso è in pratica lo stesso tra uomo e donna. È cioè legato prevalentemente al tempo di utilizzo, con un rapporto imbottitura-tempo di permanenza sulla sella rappresentato da una curva a campana, la cosiddetta gaussiana.
Più semplicemente, se si sta in sella poco tempo, diciamo non più di 2 ore, bisogna utilizzare un’imbottitura generosa, perché in questo caso viene a mancare l’adattamento dei tessuti di sostegno sottocutanei determinato della pressione.
Invece dopo un certo tempo, e fino alle 4-5 ore, l’imbottitura si deve ridurre, perché diventerebbe un elemento di fastidio a causa di una sorta di effetto elastico. Infine, un’esposizione superiore alle 5-6 ore, per esempio nelle randonnée, necessita di nuovo di un’imbottitura più spessa.

Marco

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